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Luogo Presunto
Elena Scardanelli intervista Ferruccio Ascari

IMG_1645Questo video prende spunto, come già negli altri casi da un’istallazione omonima: un insieme di architetture fragili, filiformi che si dispongono senza un ordine apparente nello spazio e sembrano rispondere ad un puro impulso di espansione. Edifici elementari, di incerta stabilità che hanno un rapporto precario con il suolo. Archetipi di edifici che da un momento all’altro potrebbero prendere il volo. Cominciamo dal titolo: ‘Luogo Presunto’. Dunque un luogo immaginario, di cui non è certa l’esistenza, che ha la stessa consistenza di un miraggio, di un sogno. Mi sembra di avvertire in questa tua opera, a partire dal titolo stesso, un rimando a Borges alla sua poetica e in particolare ad una raccolta di poesie edita in Italia con il titolo Carme Presunto. E’ un intuizione fondata?

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Si, hai ragione…Proprio in questi giorni sto rileggendo alcune cose di Borges. Sono rimasto colpito da ciò che in un suo scritto afferma a proposito della poesia. Te lo posso leggere: “Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere. La triste mitologia del nostro tempo parla della subcoscienza ovvero, ciò che è anche meno piacevole, del subconscio; i greci invocavano la musa, gli ebrei lo Spirito Santo; il senso è lo stesso” Mi pare che questa affermazione di Borges possa essere estesa anche all’arte, o perlomeno a come io concepisco l’impulso che sta all’origine dell’atto artistico. Si tratta anche per me di qualcosa di misterioso, di una specie di chiamata che non si sa da dove viene cui ci si sente obbligati a rispondere, come se non si potesse fare altrimenti..

La poetica di Borges prende avvio da visioni, ricordi, presagi che hanno il fascino di situazioni puramente immaginarie, di miraggi che sconcertano: in una prospettiva infinita, in una gamma di sensazioni e di immagini che sembrano appartenere più alla materia di cui sono fatti i sogni che alla realtà. E’ la stessa materia di cui sembra essere fatta anche questa tua opera, sia l’installazione che il video che ne hai tratto. Me ne puoi parlare?

IMG_1642Ci sono immagini, provenienti da chissà quali lontananze, che mi s’installano in testa e vi restano, come in incubazione, magari per anni. Di solito le lascio stare, evito di ’toccarle’, tanto lo so che hanno bisogno di tempo. Arriva un certo giorno in cui le mani, prese da improvvisa urgenza, cominciano a muoversi come per volontà propria, con sicurezza inusuale… ecco allora che quelle immagini mentali, con una rapidità che sorprende me stesso, assumono forma. Una sorta di fissazione tutta mentale, che non ho scacciato, ma neanche particolarmente alimentato, d’improvviso prende corpo. Comincio a battere sull’incudine del filo di ferro che ho a tiro, ne faccio quattro verghe vagamente diritte, le saldo rusticamente assieme e le verghe prendono la forma che forse le aspettava: palafitta. Di fronte alla prima delle palafitte, che poi andranno a costituire Luogo Presunto, mi sono trovato così, come di fronte ad una presenza improvvisa e comunque ben nota. Una presenza esile, tentennante: la tocchi e vacilla. Continua a tremare, ci mette un bel pò a tornar ferma. Penso: questo lo voglio filmare. Anche quando è ferma continua comunque a dire tutta la sua instabilità.

Perché la palafitta?

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Forse proprio per via di questa sua presunta instabilità, per via della sua apparente precarietà questa preistorica architettura mi ha affascinato fin da bambino. Casa tra terra e cielo. Rifugio sospeso, ad evitare il contatto, a proteggere forse più della costruzione solida, fondata, ben piantata in terra.

I materiali di Luogo Presunto sono il ferro e la garza di cotone: quale relazione stabiliscono tra loro materiali con nature così distanti?

La garza è ferita, scottatura da curare, proteggere. La garza è malattia, protezione, ospedale… ma è anche trasparenza, levità, carezza.

Mi hai raccontato che da bambino sei caduto in un grande recipiente colmo di acqua bollente e che le gravissime scottature riportate su tutto il corpo ti hanno fatto stare tra la vita e la morte per diversi giorni… non è difficile supporre che fosse proprio la garza a proteggere il lettino della tua degenza e il tuo corpo di bambino moribondo.

Non so quanto quell’episodio possa esser messo in relazione con i materiali che ho usato in Luogo Presunto… non posso escludere che tale relazione possa esservi. Ad ogni modo quando ho cominciato a lavorarci, quelle esili architetture si presentavano come scheletri traballanti, fatte di fil di ferro e di aria… la garza è arrivata dopo, per intuizione, come scesa dal cielo a dar corpo a quegli scheletri, senza aggiungervi un peso, un’opacità che non avrebbero sopportato.
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Non è quindi un caso che nel video la garza piova proprio dal cielo sulle quelle strutture…

Temo che ciò che chiamiamo ‘caso’ altro non sia se non ciò che non comprendiamo o di cui abbaiamo scordato l’origine.

Ferruccio Ascari - 2015
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